Carpe diem…. cogli l’attimo che fugge

Sabato sono stata tutto il giorno in ospedale, seduta al fianco del mio papà.  Sarei voluta entrare nei suoi pensieri tanto per sapere a cosa stesse pensando, avrei voluto avere gli occhi suoi (in quei pochi attimi in cui ce li aveva aperti) per vedere ciò che adesso non riesco a vedere con i miei.

E pensare che basta poco per innalzare muri di divisione con genitori, con figli, con fratelli, con parenti e con tutti quelli con i quali abbiamo instaurato qualsiasi rapporto interpersonale. Muri che diventano delle barriere irremovibili, nella maggior parte dei casi causate da una grande dose di ignoranza, di invidia, di falsi pregiudizi e, soprattutto di non dialogo. Queste barriere creano delle ferite incurabili, perché quando a ferirti è una persona cara, ti fa male e, le conseguenze te le porti scritte per tutta la vita. In questi casi se solo pensassimo che la vita alle volte è così breve, forse tante barriere non ci sarebbero.

E pensare che soprattutto in questo periodo di grande recessione economica ognuno di noi è propenso a rimandare i propri svaghi, i propri piaceri, a farsi un piccolo dono, a regalarsi un viaggio, una cena fuori, una qualsiasi cosa che possa dare un po’ di gioia e felicità; pensiamo che si possa fare tutto domani, si pensa sempre di avere a disposizione tutto il tempo che si vuole, che si possano posticipare tante cose.

Papà è stata una persona che non si è mai regalata nulla, ha sempre aspettato domani… e poi?!?… e poi all’improvviso la vita ti dà il cartellino rosso, come un arbitro ti ammonisce e ti mette in panchina. Il mio papà sono 21 anni che è seduto su questa panchina e, in questa settimana il Grande Dio starà decidendo cosa fare, starà decidendo quale posto assegnargli in paradiso, forse accanto alla sua mamma per godersela nell’eternità.

Diventi spettatore della tua vita, tutto quello che avevi rimandato al domani non lo potrai mai più fare perché non sei più capace, le tue forze fisiche non te lo permettono più; diventi schiavo di tante medicine, di tante consulenze mediche, che ti mantengono in vita, ma che non potranno mai restituirti la libertà di cui godevi prima.

A questo punto dell’esistenza è che dici a te stesso ” l’avessi fatto… avessi dato più qualità a tutti quei momenti della vita che non sembravano importanti”… ed è a questo punto che pensi quanto facciano bene i bambini, quando alle volte urlando e piangendo si ribellano e dicono NO alle regole imposte loro dai genitori; perché con quelle regole non riescono a vivere e ad esprimere al meglio quella che è la loro vocazione e la loro missione.

La vita non è fatta solo di regole, di doveri, di sacra sottomissione per il bene comune o per il quieto vivere…

La vita è di più, la vita vale di più…

La vita è un dono che bisogna prima viverlo, poi condividerlo … e alla fine restituirlo.

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