Il saluto Hawaiano e la ciotola di luce

Secondo la tradizione hawaiana, le parole contengono mana, energia vitale, creativa , ed è molto importante il modo in cui vengono usate. Non a caso esiste un detto importante che recita così: “aia ke ola i ka waha, aia ka make i ka waha”, che letteralmente si traduce in: “la vita è nelle parole, la morte è nelle parole”. Concetti simili li troviamo anche nella cultura giapponese, che crede che le parole contengano uno spirito, e se recitate con coscienza come un mantra ad esempio, abbiano potere e possono influenzare la realtà. Questa arte si chiama kotodama, che significa proprio lo spirito della parola.

aloha

Gli Hawaiani salutano tipicamente con la parola Aloha, che ha molteplici significati, tra cui condivisione del proprio respiro o della piena presenza con l’essenza della vita. Quando si pensa o si dice la parola aloha, secondo tradizione, si crea un contesto di armonia e amore, inteso come la gioiosa coscienza dell’unità. Oltre alle parole secondo il pensiero indigeno, anche le ossa contengono mana, e molto importante è l’osso frontale, che contiene la vera essenza del nostro essere. Quando si condivide un saluto tradizionale hawaiano con qualcuno,si pone delicatamente la propria fronte contro la sua, e questo gesto apre la nostra vera essenza senza maschere gli uni agli altri. Unendo le nostre fronti, prendiamo un bel respiro assieme, condividendo così l’essenza della vita e la coscienza della connessione con la sorgente unica che ci lega. Questo tipo di saluto permette di fermare la mente, e di essere totalmente presenti con se stessi, con la persona che stai salutando, e con la vita che stai condividendo. Il saluto aloha è spesso seguito dalla frase “Pehea la ka?”, oppure “Pehea Piko kou?”. “Pehea la ka? “ si traduce letteralmente in “come sta il tuo Sole?”,ma questa frase ha anche un significato simbolico. Si riferisce a quella che alle Hawaii è definita la propria ciotola di luce, ed è una richiesta premurosa e attenta che concentra l’attenzione sulla condizione della luce dentro di noi. Per capire bene questo concetto, bisogna conoscere la storia che tradizionalmente viene raccontata ai bambini hawaiani, per insegnare loro l’importanza di una vita “pono”, corretta, giusta,armoniosa.

Questa semplice parabola, racconta che ogni bambino alla nascita è una meravigliosa ciotola di luce perfetta. Se lui nel corso della sua vita farà scelte che tenderanno alla luce, con pensieri, parole e azioni, potrà avere la forza per fare molte cose, nuotare con lo squalo, volare con il falco, comprendere e conoscere tutto. Se invece cederà alla rabbia, alla paura,al risentimento, all’invidia, lascerà cadere nella sua ciotola una pietra. La Luce e la pietra non possono condividere lo stesso spazio, per cui un po’ di luce si spegnerà. Se continuerà a mettere pietre nella ciotola, la luce alla fine uscirà, e diventerà lui stesso una pietra, e la pietra non cresce, e non si muove. Ma se in qualsiasi momento si stuferà di essere una pietra, tutto quello che dovrà fare è “huli”, girare, capovolgere la ciotola, pulirsi dalle pietre, e la sua luce tornerà, brillando ancora nel mondo,e potrà così crescere di nuovo.

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Quindi chiedere “Pehea la ka?”, vuol dire, come sta la tua ciotola di luce? La stai facendo brillare, o ci sono delle pietre che ne offuscano il suo brillare? Ancora una volta non si possono non osservare le similitudini con la cultura giapponese, dove esiste il concetto dei kami, esseri di luce, l’essenze divine dell’universo, che sottendono a tutte le manifestazioni della vita, i pionieri, coloro che siamo destinati ad essere. L’uomo si dice è il bambino dei kami, ne contiene in sé l’essenza e l’informazione, e suo compito è vivere una vita alla ricerca del’armonia e della bellezza per percorrere il suo “michi”, la sua strada verso la luce. Anche nella cultura giapponese viene insegnato che l’essenza dell’ uomo è pura e limpida come uno specchio, si può solo dimenticarsene, e allora si depositerà della polvere, della sporcizia che ne coprirà la superficie, (kegare, sporcizia appunto), che può essere pulita, attraverso riti, preghiere, atte a riportare la giusta coscienza, e far risplendere nuovamente lo specchio. Infine “Pehea piko kou?” si traduce in “come stà il tuo ombelico?”. Anche qui abbiamo un profondo significato simbolico, il Piko qui è inteso come ombelico, ma può voler dire anche sommità del capo, o genitali. Nell’intenderlo come Ombelico, si vuole evidenziare il legame che l’ombelico ha come centro di energia spirituale che ci unisce ai nostri genitori, fratelli e parenti in vita sulla terra in questo momento. Quindi nel chiedere “pehea piko kou?”, chiediamo “come stà la tua famiglia?”. Curiose anche qui le connessione con il pensiero taoista, che individua nella zona dell’ombelico (due o tRe dita sotto), il Dan Tien, ovvero il centro energetico dell’individuo, il punto di raccolta del Qi, dell’energia. Esistono anche altri due Dan Tien, superiore e inferiore, e guarda un po’ non discostano di molto dalle descrizioni delle posizioni delle zone chiamate Piko dagli hawaiani.

IL linguaggio è molto importante nella lingua hawaiana così come in altre tradizioni, perché contiene al suo interno la saggezza e la connessione amorevole con il creato, le parole contengono uno spirito, e il potere di portarci verso la luce. Concludo con questa domanda allora, “pehea la ka?”, e vi auguro così di aiutarvi e aiutarmi, a ricordarmi se ce ne sarà bisogno, di pulirmi dalle pietre, e far risplendere la nostra luce.

Scritto da
Rodolfo Carone e Francesca Tuzzi – by Gendai Reiki

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